La protezione del “Breal de Orocual”, sito paleontologico del fossile “Dente a Sciabola Scimitarra”, un’iniziativa senza precedenti, se non unica, dell’industria petrolifera venezuelana e del suo braccio sociale e culturale PDVSA La Estancia.

MOSTRA FOSSILE “EL BREAL DE OROCUAL”, PDVSA LA ESTANCIA, CARACAS
IL “DENTE A SCIABOLA” DELLA “TIGRE DAI DENTI A SCIMITARRA”.

Il Venezuela è una terra di grazia. Non solo i suoi paesaggi, le sue risorse naturali e, soprattutto, la sua gente, ma anche il suo patrimonio paleontologico.

Replica dello scheletro intero di un esemplare di Felidae dai “denti a scimitarra” (Homotherium Venezuelensis)

Nel 2006, José Campos, operaio della compagnia petrolifera nazionale venezuelana PDVSA, insieme ad altri colleghi, impregnati dello spirito sociale ed ecologico che allora prevaleva nella visione di questa “holding” pubblica, mentre scavava una trincea per l’installazione di un oleodotto nella periferia (esattamente 20 chilometri) dalla città di Maturín, regione di Monagas, situata nella città di Orocual, in zone note come la “Fascia Petrolifera dell’Orinoco”, dove si trova la più grande riserva di petrolio certificata del pianeta, si sono imbattuti in un sito paleontologico con 34 fossili ben conservati di animali vertebrati, che ha portato all’arresto immediato dei lavori. Fortunatamente, questo ha generato la modifica del progetto petrolifero in corso e, di conseguenza, il cambiamento del percorso dell’oleodotto.

“Venezuela Oil Belt “- 2013

Nonostante più di cento anni di attività petrolifera e la conoscenza di tali siti paleontologici da parte dei geologi nazionali e stranieri della compagnia, che avevano già esplorato ampiamente la zona, solo a partire da quel momento si è intervenuti nella zona, per dare priorità alla protezione dei fossili.

La verifica e la valorizzazione del sito paleontologico è stata effettuata dall’Istituto Venezuelano di Ricerca Scientifica (IVIC), che ha incaricato il paleontologo venezuelano Ascanio Rincón, il quale, durante gli scavi, ha individuato una zona chiamata “Breal”, cioè una fossa d’asfalto, nella quale, per le caratteristiche viscose del mantello, il ristagno delle specie in strati era stato favorito durante le diverse epoche preistoriche.

Il suddetto Istituto ha avuto l’appoggio della compagnia petrolifera per l’indagine; e la sua direzione, PDVSA La Estancia, l’organizzazione che ho avuto il privilegio di presiedere, è stata specificamente incaricata di pubblicizzare il fatto, in virtù delle sue competenze nella protezione del patrimonio culturale, per far conoscere tale scoperta al mondo e alla popolazione venezuelana in generale.

Disegni specializzati sulla fauna trovata in “El Breal de Orocual”.

Infatti, il 4 novembre 2008, abbiamo organizzato il “Primo Incontro Paleontologico Internazionale sul “Breal de Orocual” nella sede della nostra istituzione in Venezuela, dove 16 scienziati (biologi, paleontologi, antropologi, geografi, archeologi) provenienti da diverse parti del mondo erano presenti per uno scambio sulla scoperta, essendo stati trasferiti al sito paleontologico per una visita sul campo, che ha permesso loro di corroborare le caratteristiche della scoperta.

Invito al primo incontro internazionale sul “Breal de Orocual” alla PDVSA La Estancia
Il paleontologo venezuelano Ascanio Rincón (IVIC) analizza il fossile di tigre carnivoro.

Gli studiosi hanno descritto l’area come un deposito fossilifero risalente al tardo Pleistocene, da circa 3 a 2,5 milioni di anni fa, e che, si scopre, è oggi il più grande del pianeta, 37.000 metri di profondità e circa 18.500 metri quadrati, competendo in importanza con il più prolifico di ricchezze paleontologiche della terra, chiamato “Rancho La Brea” in Texas, Stati Uniti d’America. Infatti, la sua scoperta ha inserito il Venezuela nel contesto paleo-biologico sudamericano e mondiale.

Nel sito paleontologico di “Orocual”, il nostro ente di gestione (PDVSA La Estancia) ha costruito una struttura di tipo trincea ecologicamente reversibile, che permette agli scienziati di insediarsi per approfondire i reperti.

Le comunità circostanti e le scuole della zona sono state anche invitate a promuovere stage e volontariato per diffondere la consapevolezza della scoperta, la sua importanza e la necessità di prendersene cura.

Un passo importante è stata la nostra presentazione delle domande presso gli Istituti del Patrimonio Culturale Nazionale e Locale affinché il sito sia dichiarato patrimonio, in attesa della preparazione di una domanda all’UNESCO per lo status di patrimonio naturale mondiale.

D’altra parte, nella sede della PDVSA La Estancia, insieme all’IVIC, abbiamo allestito una mostra molto completa, in cui, attraverso immagini e disegni realizzati dagli quasi unici due esperti di disegno paleontologico al mondo, siamo stati in grado di identificare ognuno dei fossili trovati, e soprattutto il più rilevante: il “Dente a Sciabola Scimitarra”, che gli scienziati hanno chiamato così per la somiglianza delle sue zanne alla lunga sciabola a lama curva del Medio Oriente. Fu anche identificato come “Homotherius Venezueliensis”, poiché era esclusivo della regione in cui fu trovato (Monagas/Venezuela).

Immagini della mostra “Breal de Orocual, un’avventura paleontologica”, alla PDVSA La Estancia

Nelle analisi effettuate dagli esperti invitati, la scoperta del “Dente a Scimitarra” è stata qualificata come una delle più importanti della paleontologia universale, poiché non solo conferma la tesi originata nel 1919, ma che è ancora in fase di studio e sviluppo, del Grande Scambio Biotico Americano (GABI), inteso come il processo paleozoogeografico che coinvolse la migrazione della fauna dal Nord America al Sud America e viceversa, a causa della formazione dell’Istmo di Panama, , e questo, dopo l’emergere di entrambi i continenti come risultato della divisione della “pangea” (o massa unica che originariamente formava la terra); corrobora anche i sospetti degli scienziati sull’esistenza di una tale specie di vertebrato nel sud del continente.

Ora, nella suddetta mostra tenutasi nella nostra Casa, che poi abbiamo girato in diverse regioni del paese, e che è stata aperta al pubblico il 22 novembre 2012, i visitatori hanno potuto apprezzare la replica di un fossile di un megaterio (“Megalonychidae gen. et sp. Indet.”), un enorme mammifero, simile ai bradipi moderni, che raggiungeva dimensioni da 3 a 6 metri di lunghezza e pesava tra le 3 e le 4 tonnellate. I primi fossili di questo animale unico furono trovati nell’Oligocene della Patagonia argentina, 35 milioni di anni fa, e la sua distribuzione copriva quasi tutte le Americhe e le Indie occidentali.

Mostra “Breal de Orocual: un’avventura paleontologica” in PDVSA La Estancia
Beatrice Sansó racconta ai media l’importanza della scoperta e invita a visitare la mostra.

Nel “Breal de Orocual” sono state trovate ossa di mani e gambe di questa gigantesca specie di “Megalonychidae”, confermando che questo animale abitava questa zona della Regione di Monagas. Questi “mega bradipi” erano erbivori terrestri che abitavano i bordi delle foreste e le savane aperte, formando anche una parte importante del già menzionato Grande Scambio delle Americhe, dato che il loro record va dalla Patagonia all’Alaska.

Articolo di stampa che mostra l’importanza del patrimonio paleontologico venezuelano, incluso il “Breal de Orocual” e prendendo come punto di partenza la mostra della “PDVSA La Estancia”.

Insieme a questa enorme replica, c’erano anche riproduzioni in scala di armadilli, equini e altre specie. La mostra è stata coronata da un impressionante murale che riproduce l’habitat della mega fauna del Tardo Pleistocene (126.000–11.784 a.P.), un periodo abitato da animali come tapiri, cavalli, cammelli, formichieri giganti, serpenti, tartarughe, uccelli acquatici, sparvieri, avvoltoi, scimmie, anatre, bradipi giganti, istrici, roditori, chinghiali e ossa della suddetta tigre dai denti a sciabola (Homotherium Venezuelensis).

La mostra aveva schermi tattili dove bambini e adulti potevano consultare informazioni su questi animali, oltre ad ascoltare impressionanti riproduzioni di suoni, simili a quelli emessi dalle tigri dai denti a sciabola o dalle varie specie di scimmie.

I bambini sono stati invitati a partecipare ad attività in cui, vestiti da esploratori, sono stati fatti scavare in superfici di sabbia per individuare specie fossili e ossa giocattolo. Hanno anche ricevuto carte e giochi di memoria con immagini dettagliate degli animali trovati, fatte dai nostri esperti in disegni paleontologici.

Attività dei bambini, sopra: per ritagliare pezzi per album e puzzle; sotto: per scavare superfici di sabbia per individuare specie fossili e scheletri di giocattolo.

Dopo questa scoperta, e grazie alla costruzione della trincea per l’esplorazione “in situ” del sito, i ricercatori, sempre guidati dal paleontologo Ascanio Rincón, questa volta accompagnati dal professor Nicholas Czaplewski “dell’Oklahoma Museum of Natural History”, hanno continuato a fare scoperte, l’ultima (2020), un fossile, mai trovato prima, di un pipistrello vampiro gigante (Phyllostomidae, Desmodontinae), risalente al Pliocene-Plesistocene, cioè più di 2,5 milioni di anni fa.

Si è discusso se i resti fossili, che sono quelli ricercati, identificati e protetti dalla paleontologia, al contrario di oggetti, costruzioni e beni materiali, di cui si occupa l’archeologia, possano essere considerati patrimonio culturale, anche se non provengono dalla mano dell’uomo, o se rientrano solo nella qualifica di patrimonio naturale.

Capiamo che il patrimonio si costruisce quando applichiamo un criterio di valutazione ai resti e allora questi luoghi e pezzi assumono un’importanza reale nella società grazie al legame identitario che si genera tra le persone e i fossili.

Immagini della mostra “Breal de Orocual, un’ avventura paleontologica”. Caracas. 2013
Area espositiva esterna
Immagini di repliche di alcune delle 34 specie trovate

Quindi, è valido collocare un sito paleontologico in entrambe le categorie, anche se, soprattutto, insistere sulla sua classificazione come patrimonio culturale, perché accompagna lo spirito dei popoli, i loro costumi e le loro credenze; e il suo riconoscimento e dichiarazione come patrimonio permette, da un lato, la sua protezione e, dall’altro, la promozione del suo studio come strumento scientifico.

Infine, è necessario sottolineare che il nostro scienziato, Ascanio Rincón, è uno dei pochi paleontologi venezuelani. Il suo ruolo è stato definitivo in queste scoperte di valore universale. Crediamo che sostenere e diffondere il patrimonio paleontologico sia anche un modo per promuovere lo studio di questa disciplina, per avere strumenti che ci permettano di salvaguardare il nostro passato a favore di un futuro che rispetti l’ambiente e l’ecologia, e di conseguenza, un futuro di natura sostenibile.

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Abog. SummaCumLaude. Doct. en Dcho. Prof. UCAB-UCV. NYU Cities and Urban Development. Pdte PDVSALaEstancia 8 años: arte y espacio público, social, cultural.

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Beatrice Sansó de Ramírez

Beatrice Sansó de Ramírez

Abog. SummaCumLaude. Doct. en Dcho. Prof. UCAB-UCV. NYU Cities and Urban Development. Pdte PDVSALaEstancia 8 años: arte y espacio público, social, cultural.

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